Il superbonus 110% è la star del momento, la grande star.
Nato da una felice intuizione, volge a favore pubblico (il rinnovamento dell’edilizia italiana, uccisa dalla tassazione statale e locale, nonché rovinata dalla caduta dei valori: il più grande furto che lo Stato abbia mai commesso in danno degli italiani) volge a favore pubblico – si diceva – l’interesse dei singoli, secondo la più squisita formula del liberalismo classico. Fatto, quest’ultimo, di realismo – la grande tradizione del pensiero di Smith – e quindi fermo nel metodo, concreto nei (e per) i risultati. Ponendo così a vantaggio di tutti il desiderio (ormai, di pochi) di migliorare con un onesto impegno la propria condizione sociale, al di là di appelli al volontarismo solidale, al solidarismo, al buonismo: tutti incantesimi, lasciati comunque – quando reali – alla coscienza privata, e sui quali può ben basarsi una dottrina sociale per l’individuale (per il bene singolo, fatto dai singoli); non, un metodo di governo che prenda l’uomo per quel che è (e non per quello che dovrebbe essere, o si vorrebbe fosse).
Ottimi, dunque, i propositi. Ottimo, anche, il metodo. L’attuazione, meno.
La nostra legislazione è – per così dire – sempre più “moralistica”: vuole evitare questo e quello, vuole ottenere questo e quello, vuol fare in modo che questo avvenga e quello no. Cade, così, nello specifico e nel dettaglio (e questa è la burocrazia) in modo intollerabile, come se si potesse sostituire con norme regolamentatrici del minimo dettaglio pratico o possibile una giustizia che non funziona e una (ormai inesistente) moralità specie tributaria, piegata dallo spreco fatto sistema, in un momento in cui non l’utile e neanche il necessario i pubblici poteri dovrebbero fare, ma (come disse Einaudi, così avviando e compiendo la ricostruzione nel secondo dopoguerra del secolo scorso) solo l’indispensabile. Non, in particolare, aumentando il debito pubblico a centinaia di miliardi di euro al mese. Così sottraendo risorse al settore privato e alla privata iniziativa, in ispecie.
Di questo “vizio” (di cui non risentiva la legislazione ottocentesca, perlopiù legislazione di principii) risente – e appieno – anche la normativa sul superbonus. Caratterizzata da pagine e pagine di Gazzetta ufficiale destinate solo a enumerare le condizioni dei finanziamenti e della cessione dei crediti d’imposta, tanto da far venire a qualcuno il dubbio che così si sia fatto deliberatamente, per far – cioè – desistere gli interessati dalla ricerca dell’ottenimento delle previste agevolazioni, dei previsti risparmi, delle previste premialità.
Questo Dossier vuole venire incontro alle esigenze dei pratici, nella consueta tradizione – peraltro – di piena aderenza alla caratteristica di ineccepibilità (sul piano scientifico) che caratterizza da sempre l’Editrice.

Corrado Sforza Fogliani